PF detail from Pierre-Auguste Renoir - Beach Scene, Guernsey (Children by the Sea in Guernsey) - 1883;

ISSN 
1942-2067

Copyright © 2009 Pirene's Fountain.

All Rights Reserved.

Last updated:
May 2009

 

Simone Zanin was born on the 23th April 1977 in Pordenone (Italy). He wrote La porta dei miei sogni (“The door of my dreams”- Ed. del Leone, Venezia, 1995), Sette studi su una città perduta„ (Seven studies on a lost city) and Cinque studi per un ritratto (Five studies for a portrait) which are the two parts of “Studi„ (“Studies” - Ed. del Leone, 2007). “Studi” has been signaled by one of the most important literary critics, to the Coordination of the Italian Academic Libraries, and has been reviewed in various Literary Magazines. Other poems have been published in some Italian anthologies, including Quaderni di Lìnfera 2008, Agenda Letteraria 2009 and  Rhymer's Club. In May 2008, Zanin published the limited edition art book “Preludio” that includes an anodized aluminium multiple serigraphy made by the artist Marco Baj.

Credits and acknowledgements 
Original version
“Studi” - Edizioni del Leone, Venezia, 2007 
Transaltion by
Adeodato Piazza Nicolai – Padova 
 
From "Studi" ("Studies"), Venice, Italy, 2007, Edizioni del Leone 

Artist Credit: Marco Baj was born in Magenta, January 1978.
He lives and works in Milan. 

CINQUE STUDI PER UN RITRATTO

Studio VIII

vissi altre sette vite di alberi e creature
del bosco, di fiumi che mi parlarono
e di nebbie che dissolsero la mia passione 

fra mille legni accesi
di ogni essenza un tuo giorno
c’è il tuo fantasma silenzioso
e nelle stanze che abbiamo sognato
ho lacerato la quotidianità
nel duplice riflesso della tua immagine
quando hai emesso la stanca sentenza
di separazione assisa 
sul trono della mia solitudine

avrei cantato ogni tua epoca
perché i segni del tempo
hanno celato la tua eternità

credo spesso che ogni questione
non abbia dubbio e sia mio il giudizio atteso
e nelle guerre senza nazione
e tra i popoli senza dignità
contro coloro che temo
scintillo nel fuoco devastante
della mia ricchezza

in quante illusioni
dovrò ancora bruciare?
quanti muri bianchi
segneranno le mie pallide notti?
(quadri mancanti
di giorni ignorati)

drappi di versi appesi
che filtrano la luna
rugosa e flebili onde
rapite alla roccia
avara e distante
incorniciano i tenui
e scostanti pensieri
nelle inutili sere
della tua arida assenza
celebrandoti
nei riti pagani 
di morte e paura
della mia fragilità

            nuovo giorno 
in strane distrazioni

il vento è triste 
nelle strade e l’aria
sa di libertà

smarrito nelle file ordinate
di vecchi libri dove ogni
particolare ritrova il suo posto
ho sentito il silenzio
dei prati perlati d’autunno
dopo l’ultima pioggia
e del ruvido contrarsi
delle foglie perdute
nella notte insonne

            morì d’un tratto
            senza che nulla si potesse 
            senza che sola si levasse una voce 
            ogni parola combattente
            ogni piazza urlante di forza
            ed il piccolo mondo
            di ideali che costruimmo
            attorno alla nostra eredità
            in piccole parole borghesi
            di superbia e avidità

            ed io già predissi tutto questo
            io (vecchio e giovane un tempo)
            già dissi l’aridità del potere
            condannando l’infamia
            nell’ora delle coscienze sopite
            e del timore di impugnare le nostre credenze
            passione e verità
            nell’ora in cui la storia 
            si impose ed i morti sbagliati 
pretesero vendetta
proprio in quell’ora già
predissi tutto quanto

ed ora arso a metà
dal fuoco della fede
disteso sul fianco fradicio 
della delusione annego 
impotente nella mia profezia

Studio IX

            all’improvviso parlò la montagna
e il cielo sopra di essa
e l’acqua sotto di essa
ed ogni creatura all’interno di essa
ed ogni albero che cresceva con essa

infine venne il mio turno

affranto sul marmo sudato
scheggiato  da un sole intravisto
emisi la stanca sentenza
tra infrante bambole in vetro 
di donne che vissi

l’acqua 
            il fuoco

e nella terra dove ti mantenni
nell’essenza di ogni cosa
terrena nell’eterna vecchiaia
cruda di antichi campi stranieri
ti giudicai quel giorno
a pronunciai sotto voce
ogni atto di rinuncia

e infine fu il mio momento

quanto ancora credere 
nelle cause sbagliate
e sprecare la mia gioventù 
e la forza del braccio
a servire lotte incoscienti
e proteggere l’avidità di genti?
            ho scelto l’esilio
nell’ora blu dei pensieri indecisi
puntellando i dubbi con eterni valori
ho scelto l’esilio e l’assenza
e ho perso quanto potrei comprendere
in una sera di incontri
            e la sposa
            e l’inizio
e quanto sosteneva gli ideali
            e amore          
            e rimorso

sei libero sulle ispide torri blu arditamente
scolpite su rocce di boschi notturni
o annegate nelle acquose foschie 
del lago lento e silenzioso
di marmi posticci e tristi
e nei fiumi di birra e di gente vociante
dell’hirschgarten nell’estrema città
del nazional-socialismo e delle ingenui 
feste delle tenui campagne 

solo e libero con un letto e una casa addosso
nel rito sfuggente del nuovo inizio
sugli austeri declivi sconfinati di salzburg
cantando ogni minima parte del cosmo
e ogni effimera esistenza di sogno 
solo 
e libero
nelle radici sinuose che comprendono il fuoco
e nell’esausto fluire del distillato dei sogni
nel vento delle nuove presenze e dei sogni ardenti
e nel fragile posarsi della rugiada estiva
sull’erba che mi ha cullato stanotte 
nella passione sconosciuta che non avrò domani
solo e libero
nella sabbia dove ogni idea emana odori pungenti
di nostalgia e rivalsa dove ti tenni bambina un giorno 
quando dicesti le prime parole che mi comprendevano

mi è rimasto un regalo
con la prima pagina strappata
(a dimenticare il dolore e l’assenza)
e tre versi evidenziati
sei stata con me 
negli anni e nei giorni di fragrante
passione straniera e sconosciuta?
e rileggo instancabile i versi
che mi hai dedicato nel ritorno
quando ho scelto la strada che mi apparteneva
e ho distrutto il tuo caldo abbandono
e il silenzio
e quanto ti vorrei qui
a costruire ciò che rimase incompiuto
per cantarti ogni giorno
fino all'alba che scompare il sogno

Studio X

nel ritmo la parola si fonde
e riprende la forma
di insolite trame

            dall’assenza si fece il sonno
            e nel sonno la presenza incosciente

nei morbidi fianchi di legno
di pelle di pietra e di mare
e nell’acqua fragrante di sere infinite
quando il fiume ci avvolge
parlando con voce di donna
ti accolgo 
lontana e immutabile evento
di nuove radici profonde
e nella terra ruvida e negra
nel corpo che non mi appartiene
negli occhi fluenti e odorosi di sandalo
dall’acre sapore di notti praghesi 
intaglio incessante
le tue madide sere

il rosso vento desertico
che modella il tuo viso
e che sfiora la linea di lama
dei tuoi fianchi melodici
ti culla 
come tenero amante
di infinite notti indecise

esausto dopo i fine settimana
di promesse e improperi
e passioni fra lenzuola fradice
di alberghi che ci danno rifugio
stremati dalle coreografie
di intimi corteggiamenti
vorrei ammirare ancora il tuo fragoroso
abbandono sul mio petto
nuda come pietra eterna
levigata nei fianchi 
dal mio mare in tempesta
fuochi imprevisti 
di nuove battaglie

lo yankee sciocco e assonnato
sopra il marmo freddo e marcio
delle stanche rovine del mondo
fra le proprie lenzuola bigotte e sbagliate 
applaude nell'ora dei pensieri stirati 
il suo presidente una seconda volta
            e la sua prevenzione
infida e ben studiata
a sembrare la più giusta
nella terra che amo e non temo
neppure lacrime
per la dozzina di gole squarciate
che non hanno più voce
            (nel sangue brillante
che tinge il carnefice)
di martirio e vendetta
e ingiustizia

Studio XI

voce che irrompe
da ogni finestra
tra ritmi e fraseggi
di suoni e risuoni

si può tratteggiare qualcosa
negli spazi bianchi editi
economicamente dei versi di ginsberg
che scuotono
di cruda verità 
in questo interminabile giorno di attesa
(dopo un’ora d’incerti commenti
su firenze con una coppia straniera
sull’intercity per napoli)
tra chiassose pretese di clienti
paganti nei casuali intrecci 
vitali di eterne partenze

            e sempre torno a te
come un figlio allontanato
nelle alterne passioni latine
cullato dai mari infiniti
che bruciano i sonni incorrotti
sconvolti da nuove presenze

torno all’aspra istantanea
del mondo di nuove generazioni 
nei discorsi politicamente corretti
di efebici portavoce 
nei tenui colori di pavidi gruppi
dalla fiamma affranta d’ideali consunti

            fradici esuli di terre malate
fratelli... 
o forse nemici e assassini
della bruna bandiera che issammo
quando la fredda campana ci arse 
di passione e dovere
tra dure lenzuola
di inconsapevoli tempi 
ed ora impetuosa ci chiama 
a vendicare la sposa e l'amico
ed un semplice tradimento innocente
a ciò che giurammo
soldati
soldati!
notti nere e sorde
e terre di suoni stranieri
infedeli amicizie
e interminabili pianti
alle cinque di sera

ingannati
            a dare lacrime in silenzio 
            nella legge di dio
            per ragioni che siano anche nostre
            e per quelle che mai avremmo creduto
            promisero gloria e onore
            (e le hanno pretese)
            in tutte le forme
            e rimostranze di fede
ingannati
            sollevando l'orgoglio
            pagando con morte e incertezza
            e amore per popoli indegni
            e la loro fede
            e il loro dio
            e lo stupro che commisero
            nelle dolci notti d'estate
            l'assassinio e la morte
            e la massa disperata
            e gli amanti distrutti
            e le armi incivili
            ed il barbaro eccidio di fedi
            per un fiume indecente
            e bugiardo
            di speranze di vita

si voltano viali e palazzi 
sui tuoi passi acquosi e notturni
duplicando la bianca fragranza 
degli occhi fresche lame
ghiacciate di sere impreviste
nelle ultime notizie della notte
di incauti amori orientali
a guerre e all'islam
e ai morti che ancora mancano 
all'appello

            e' più guerra 
            la guerra dei giusti
            o la lotta insperata?

            ma infine armammo le navi
            e salpammo 
            a salvare gli oppressi.

Studio XII

            e infine salimmo alla nave
            e il ritratto ambìto
            fu subito chiaro

tratteggio con la mente offuscata
le foto che ho colto 
e l'immagine riflessa nell'acqua 
in serigrafica sovrapposizione 
di forme e colori
immobili odori di vita
e di intuizioni
e occasioni perse e lasciate
dimenticate e stese su un foglio
dove a fatica ho provato a cantarti

            negai
            la mia vendita sciocca
            e la pomposa irruenza
            del fatuo dovere
            tradendo quell'unica schiera
            e onorando la mia dignità
            oltre il limite della stanca coscienza
            intercalando promesse
            ed impegni
            di fede e idee

non è perso il tempo
nel tuo ritratto privato
perché ti ho scoperta
alle due della notte
nel fragoroso silenzio 
delle foglie spinte dal vento
e nel solido e incessante vocìo
delle prostitute
nell’acqua distante 
dei fiumi a me dedicati
e nei gracili ricordi di un bimbo
non si è perso nemmeno il silenzio 
a parlarmi di te né la tua immagine
negli occhi che adesso ti cantano

alla fine 
ho scoperto la porta
e l'entrata e la chiave dimenticata
e quanto ho afferrato dell'immagine
smunta e imperfetta
oltre l'uscio della mia incoscienza
nel nudo intreccio di vite
e devastanti città

dal colore e dal tratto
ha ripreso a pulsare
la forma infinita
di un intimo ritratto

FIVE STUDIES FOR A PORTRAIT

Study VIII

       I lived another seven years of trees and creatures
      of the wood, of rivers talking to me 
      and fogs that dissolved my passion

Among thousands of burning woods
of every fragrance on one of your days
there’s your phantom in silence
and in the rooms that we dreamed
I have rived the quotidian
in the double reflection of your image
when you pronounced the tired sentence
of separation sat
on the throne of my solitude

I'd sing each one of your age
because the signs of the time
have concealed your eternity

            I often think that every question
            has no doubt and the awaited judgment is mine
            and in wars without nations
            among people with no dignity
            against those whom I fear
            I shine in the destructive fire
            of my riches

In how many more illusions
must I burn?
how many white walls
will mark my pale nights?
(pictures devoid
of days ignored)

Hanging drapes of poems 
filtering the wrinkled
moon and feeble waves
sheared from the distant
and miserly rock
frame tenuous
and uneven thoughts
in the useless nights
of your arid absence
celebrating you
in pagan rites
of death and fear
of my own fragility

            A new day
in strange distractions

the wind is saddened
along the streets and the air
has the flavor of freedom

Lost among the ordered rows
of ancient books where each
particular finds its own place
I heard the silence
of dew filled autumn fields
after the final rainfall
and the rough shrinkage
of leaves lost
in the sleepless night

it died suddenly
nothing could be done
not a single voice heard
each fighting word
each square howling with force
and the small world
of ideals we had built
around our inheritance
with tiny bourgeois words
of arrogance and greed

I had predicted it all
I (old and young one time)
had spoken of the aridity of power
condemning the infamy
in the hour of mute consciences
and the fear of wearing our creeds
            passion and truth
in the hour when history
imposed itself and the wrong dead
pretended vengeance
in that very hour I had
already predicted it all

and now burnt in half
by flames of faith
distended on the wet flank
of delusion I drown without
strength in my prophesy

Study IX

            Suddenly the mountain spoke
and the sky above it
and the water beneath it
and every creature inside of it
and every tree growing with it

finally came my own turn

prostrate on sweaty marble
fragmented by filtering sunlight
I pronounced the tired sentence
among shattered glass dolls
of women I'd lived

 water
                and fire

and in the ground where I kept you
in the essence of every earthly
thing in the crude eternal old age
of ancient foreign battle fields
that day I judged you
and in a whisper pronounced
every act of refusal

and finally arrived my time

            how much longer believe
            in the wrong causes
            and waste my youth
            and the strength of my arm
            to carry out mindless battles
            and protect people’s greed?
            I have chosen exile
            in the blue hour of undecided thoughts
            highlighting doubts with eternal values
            I chose exile and absence
            and have lost what I could understand
            in a night of encounters
            and the spouse
            and the beginning
            and whatever was upheld by ideals
            and love
            and remorse

You are free on the rough blue turrets valiantly
sculpted on rocks of nocturnal forests
or drowned in the watery fogs
of the slow and silent lake
of sad and belated marbles
and in rivers of beer and talking persons
at the Hirschgarten, the far out place 
for national-socialism and of ingenuous
celebrations for feeble campaigns

Alone and free with bed and home on top
in the fleeting rite of a new start
on the rugged endless hillsides of Salzburg
singing every minimal part of the cosmos
and every ephemeral presence of dream
alone
and free
in the sinuous roots encompassing fire
in the tired flowing of dreams distilled
in the wind of new presences and fiery dreams
and in the fragile drops of summer’s dew
on the grass that lulled me tonight
in the unknown passion I won’t have tomorrow
alone and free
in the sand where each idea puts out strong smells
of nostalgia and revenge where young lady I held you 
one day as you said the first words that defined me

A gift has remained
with the first torn page 
(to forget pain and absence)
and three underlined verses 
You were with me
In the years and the days of fragrant
passion foreign and unknown?
I tirelessly reread the lines
you dedicated to me at the return
when I chose the road pertaining to me
and I destroyed your warm trust
and the silence
how much I wish you were here
to build what was left undone
to sing you each day
until dawn disappears in the dream

Study X

The word melts in the rhythm
reassuming the shape
of unusual texts

            from absence sleep was made
            and in sleep the unconscious presence

In the soft sides of wood
of skin of stone and of  sea
and in the fragrant water of endless nights
when the river enfolds us
speaking with a woman’s voice
I gather you
distant and immutable event
of new profound roots
and in the rough and dark soil
in the body that doesn’t belong to me
in the flowing eyes smelling of sandalwood
that acrid taste of nights in Prague
unending woodcut
your sweaty nights

            The red desert wind
            sculpting your face
            that skims the blade’s edge
            of your musical hips
            lulls you
            as a tender lover
            of endless nights undecided

Exhausted after weekends
of promises and insults
and of passion on sweaty sheets
of hotels that gave us refuge
exhausted by choreographies
of intimate wooing
I still would like to admire your noisy
abandonment on my chest
naked like an eternal stone
made smooth at the hips
by my stormy sea
unexpected fires
of new battles

            The Yankee silly and sleepy
            on the cold and rotted marble
            from the tired ruins of the planet
            among his bigoted and wrong sheets
            applauds in the hour of  ironed thoughts
            his own president for another turn
            and his well planned
and treacherous prevention
so as to seem the most just
on this earth that I love and don’t fear
Not even tears
for the dozen of throats sliced open
now without voice
            (in the shiny blood
            staining the executioner)
of martyrdom and vengeance
and injustice

Study XI

            Voice erupting
            from each window
            among rhythms and phrases
            of sounds and re-sounds

Something can be traced
in the edited white spaces
of Ginsberg’s economic verses 
that rumble
with raw truth
in this endless day of waiting
(after an hour of unsure comments
on Florence with a foreign couple
on the intercity train to Naples)
among noisy demands of paying
customers in the casual crossings
of vital eternal departures

            And I always return to you
like a son chased away
in alternate Latin passions
lulled by infinite seas
that burn uncorrupted sleep
upset by new departures

I come back to the harsh instant
of the world of new generations
in politically correct discussions
by effeminate spokespersons 
in the tenuous tints of timid groups
with the spent flame of used up ideals

soaked exiles from sick lands
brothers…
or maybe enemies and assassins
of the brown flag we lifted up
when the cold bell enflamed us
with passion and duty
between the hard sheets
of unaware times 
and now it impetuously beckons
to avenge spouse and friend
and a simple innocent betrayal
of our oath
soldiers
soldiers!
black and mute nights
and lands of strange sounds
amity unfaithful
and endless tears
at five in the evening

Betrayed
into shedding silent tears
in god’s rule
for reasons that were also ours
and for those we never believed in
promising glory and honor
            (and they have pretended)
in every form
and show of faith
Betrayed
raising up pride
paying with death and uncertainty
and affection for people unworth
            and their faith
            and their god
and the rape they committed
in the sweet nights of summer
murder and death
and dispersed masses
and destroyed lovers
and uncivil arms
and the barbarous killing of faiths
for an indecent 
and lying river
of hopes for life

The streets come back
on your wet nightly footsteps
repeating the white fragrance
of the eyes fresh frozen
blades of unexpected evenings
in the last news of the night
about reckless oriental passions
for war and for Islam
and for the dead who still
are missing

A greater war
the war of the righteous
            or a fight without hope?

             But in the end we armed the ships
and sailed
to save the oppressed.

Study XII

And then went down to the ship
and the wished portrait
was instantly clear

Sketched with blurry mind
the photos I took
and the water reflected image
in serial superimposition
of shapes and colors
still aromas of life
and of intuitions
of lost and forsaken chances
forgotten and laid out on a sheet
where hardly I tried to singular

            I denied
            my stupid sale
and pompous show
of empty duty
betraying that una acies
and honoring my dignity
beyond the edge of tired conscience
interspersing promises
and oaths
            of faith and ideas

Time is not lost
in your private portrait
'cause I discovered you
at two o’clock in the night
in the noisy silence
of leaves pushed by the wind
and in the solid and endless whispers
of the prostitutes
in the far away water
of rivers dedicated to me
and in the child’s frail recollections 
where not even silence was lost
that spoke of you and of your image
in the eyes now singing of you

in the end
I discovered the door
and the entry and the forgotten key
and how much I grabbed 
of the faded imperfect image
beyond the threshold of my conscience
in the naked weave of lives
and devastating cities

From color and mark
the infinite shape
of an intimate portrait
restarted to beat

Art Credits: Marco Baj
DIDASCALIE 
IMG_0245 copia.jpg 
                                 Agave
                                 Marouflage and Enamel on canvas, 2009
                                 9x23,6 in 
IMG_0246 copia.jpg
                                 Agave
                                 Marouflage and Enamel on canvas, 2009
                                 9x23,6 in